La strana morte del signor Benson — Episodio 1
Sinossi
Prima parte dell’adattamento originale del giallo classico di S.S. Van Dine. New York, una mattina di giugno: l’agente di cambio Alvin Benson viene trovato ucciso nel salotto di casa sua, vestito di tutto punto, seduto in poltrona, con un solo colpo alla testa e nessun segno di lotta. Il procuratore distrettuale John Markham porta con sé sulla scena l’amico Philo Vance, esteta geniale convinto che gli uomini si tradiscano non con quello che fanno, ma con il modo in cui lo fanno. Primo episodio: la scena del delitto, la governante Anna Platz, il sergente Heath e i primi indizi — compresa una disposizione della stanza che sarà la chiave di tutto.
Estratto dalla trascrizione
C’è un’ora, in giugno, in cui la città di New York finge di essere innocente. La luce arriva bassa e dorata sui muri di arenaria, le tende ancora chiuse trattengono il sonno, e perfino i lattai sembrano muoversi con riguardo, come per non svegliare nessuno. Era esattamente quell’ora, la mattina del quattordici giugno, quando il telefono cominciò a squillare in una casa della Quarantottesima Strada Ovest, dove invece nessuno avrebbe più potuto svegliarsi.
Ma lasciatemi cominciare da prima, perché un caso, come una fotografia, lo si capisce solo se si conosce l’inquadratura.
Io a quell’ora ero altrove, e in ottima compagnia. Da anni, ormai, accompagnavo Philo Vance — l’uomo più intelligente e più irritante che mi sia capitato di frequentare — nelle sue giornate fatte di nulla di urgente e di tutto di curioso. Era il mio compito, e in un certo senso il mio mestiere: gli tenevo i conti, gli sbrigavo le carte, e in cambio assistevo allo spettacolo, raro e gratuito, di una mente che non si annoiava mai. Quella mattina facevamo colazione nel suo appartamento della Trentottesima Strada Est, in mezzo a una pila di cataloghi d’asta.
Di Vance dovrò pur dirvi qualcosa, se volete capire il resto. Aveva la pigrizia elegante degli uomini che non hanno mai dovuto guadagnarsi nulla, e sotto quella pigrizia una freddezza che metteva a disagio. Gli occhi, grigi, chiari, davano l’impressione di guardare attraverso le persone, fino a un punto situato un palmo dietro di loro, dove a quanto pare leggeva cose che agli altri sfuggivano. Aveva studiato pittura, psicologia, criminologia, e una dozzina di altre materie inutili, e da tutte aveva ricavato una sola, ostinata convinzione: che gli uomini si tradiscono non con quello che fanno, ma con il modo in cui lo fanno. I fatti, diceva, sono i bugiardi più convincenti che esistano, perché si possono disporre come si vuole. Il carattere, no. Il carattere è una grafia che non si cambia.
Fu allora che suonarono alla porta. Non il fattorino, non la posta. Era John Markham. Era, in quel periodo, da pochi mesi procuratore distrettuale di New York: alto, dritto, con la mascella di chi ha deciso una volta per tutte da che parte stare. I giornali, che lo amavano e lo temevano in egual misura, lo avevano battezzato «il mastino». Vance e Markham erano amici da molto tempo, dell’amicizia ruvida che lega due uomini che non sono d’accordo quasi su niente e si fidano l’uno dell’altro su tutto.
Quella mattina Markham non aveva la faccia delle visite di cortesia. Disse, in poche parole asciutte, che Alvin Benson era stato assassinato nella notte, e che lui era atteso sul posto.
Prendemmo un taxi. Il tassametro batteva il tempo del nostro silenzio mentre attraversavamo una città che si stava appena stirando le membra. Vance guardava fuori dal finestrino con quell’aria assente che, lo avevo imparato, era invece la sua massima concentrazione. A un certo punto disse soltanto, senza voltarsi, che gli omicidi della mattina sono più sinceri di quelli della sera: la notte concede troppe scuse, la luce del giorno no. Markham brontolò che non erano l’ora del giorno né la filosofia a mandare un uomo sulla sedia elettrica, ma le prove. Vance sorrise, e non rispose. Era un sorriso che conoscevo, e che non prometteva nulla di buono per la tranquillità di Markham.
L’estratto si ferma qui. L’episodio integrale (~30 minuti) è ascoltabile dal player in alto. Testo adattato in modo originale e narrato con voce sintetica: ogni registrazione VOX·ARIA incorpora metadati di provenienza e un watermark inaudibile.