Ai confini del regno — Episodio 1
Sinossi
Primo episodio di una saga fantasy interamente originale, narrata come un’avventura di ruolo. Valàrian è un mondo spezzato in due da un’antica Frattura, dal cui fondo vengono le Veralbe: gemme nere che racchiudono magia, e che ogni magia la fanno pagare con un pezzo di chi la usa — un ricordo, un anno di vita, un volto amato. In una notte di pioggia, nella taverna del Cervo Grigio, ultima luce prima delle terre selvagge, quattro vite che non si sono scelte si incontrano: fra loro Kyra di Brennor, cavaliere decaduta che ha bruciato il proprio stendardo, e Toran Pietragrigia, artigiano della stirpe dei Grommir. Qualcosa sta per varcare quella porta.
Estratto dalla trascrizione
Benvenuti a Valàrian: un mondo spezzato in due da un’antica Frattura, un abisso nel cui fondo qualcuno trovò le Veralbe — gemme nere che racchiudono magia, e che ogni magia la fanno pagare con un pezzo di chi la usa. Io sono il Cronista: una sola voce, per tutte le voci di questa storia. Sedetevi. Si comincia.
Ci sono luoghi, ai margini del mondo, dove le antiche strade dell’Impero si assottigliano fino a perdersi, e la terra dimentica di appartenere a qualcuno. Perché un Impero, qui, c’è stato davvero: secoli fa le sue legioni avevano lastricato queste vie perché nessuna distanza fosse troppo grande. Poi l’Impero è caduto, come cadono tutte le cose grandi, e ciò che resta sono le sue strade: pietre slabbrate che reggono ancora il passo di chi viaggia, e che ai confini occidentali delle Terre di Brennor si sfilacciano nel fango, finché non si capisce più dove finisca la via e dove cominci la terra di nessuno.
Su una di quelle soglie, là dove i reami rivali di Brennor si voltano le spalle e nessun re ha più voglia di mandare i suoi uomini, sorgeva una taverna sola, battuta dal vento: l’ultima luce prima del buio, l’ultimo tetto prima delle terre selvagge. La chiamavano la taverna del Cervo Grigio, per via di un vecchio palco di corna inchiodato sopra la porta, sbiancato dalle stagioni come un osso.
Quella notte, sotto il Cervo Grigio, si riunirono quattro vite che non si erano scelte. Nessuna di loro lo sapeva ancora, ma erano già legate — dal freddo, dalla pioggia, e da ciò che stava per varcare quella porta.
Pioveva su Valàrian. Pioveva come piove sulle terre antiche, quelle che hanno visto sorgere e cadere imperi e non si turbano più per nulla. L’acqua scendeva fitta, paziente, e batteva sul tetto della taverna del Cervo Grigio con un rumore continuo, di tamburo lontano. Dentro, il fuoco faticava contro l’umido, e l’aria sapeva di lana bagnata, di fumo e di brodo tenuto al caldo da troppo tempo. Era una di quelle notti in cui chi è dentro ringrazia di esserci, e chi è fuori cammina più in fretta.
La prima a entrare fu una donna, spinse la porta con la spalla, perché aveva le mani occupate: in una stringeva un boccale già vuoto, raccolto chissà dove lungo la strada, e nell’altra l’elsa di una spada segnata da troppe battaglie. La chiamavano Kyra di Brennor.
Era stata un cavaliere, un tempo. E qui bisogna intendersi su cosa significhi, in queste terre, essere stati un cavaliere. Significa aver giurato a un signore, aver portato i suoi colori, aver creduto che la spada servisse a difendere qualcosa più grande di sé. Kyra ci aveva creduto. Poi qualcosa era andato storto — un ordine che non avrebbe dovuto eseguire, o forse uno che avrebbe dovuto e non eseguì — e il titolo le era stato tolto, o lei lo aveva deposto, che alla fine è lo stesso. Ora viveva di lavori che non si raccontano, e portava addosso la durezza di chi ha perduto qualcosa di grande e ha imparato a non parlarne.
Qualcuno, fra i pochi avventori, la riconobbe per quello che era stata. Non dal volto — il volto, ormai, era quello di chiunque abbia dormito troppe notti all’addiaccio — ma dal modo di muoversi: dalla schiena dritta, dal modo in cui la mano cadeva naturale sull’elsa, dal silenzio con cui pesava la stanza. Si riconosce un cavaliere come si riconosce un cane da guardia anche quando ha la museruola: dall’attesa.
L’estratto si ferma qui. L’episodio integrale (~30 minuti) è ascoltabile dal player in alto. Storia interamente originale, narrata con voce sintetica: ogni registrazione VOX·ARIA incorpora metadati di provenienza e un watermark inaudibile.